STIMOLARE L’INTELLIGENZA COLLETTIVA
L’Open Space Technology come un metodo integra libera espressione, dimensione informale del dialogo e valorizzazione dell’intelligenza collettiva.
- Citazione: Boniforti (2026), Stimolare l’intelligenza collettiva nella formazione, in Ellerani P. & Reggio P. (2026). Formazione ibrida, Milano: Franco Angeli
Nei contesti educativi e sociali i momenti di confronto tra operatori, docenti e professionisti rischiano spesso di assumere forme rigide e standardizzate, che finiscono per spegnere la partecipazione attiva e la creatività, producendo esiti prevedibili, ripetitivi e a volte scarsamente significativi.
In questo scenario, l’adozione di metodi partecipativi si configura come una risposta metodologica in grado di restituire protagonismo ai partecipanti, valorizzandone le competenze, le esperienze e i punti di vista. Nei percorsi formativi per contesti complessi, il metodo attiva quella che Pierre Lévy ha definito «intelligenza collettiva»: una dinamica generativa che, dalle reti digitali, si estende agli spazi di co-creazione in presenza, dove il sapere nasce dalla relazione e dall’apprendimento
condiviso. L’osservazione della moltiplicazione delle fonti del sapere nelle società dell’informazione ha portato Lévy a formulare l’assioma: “nessuno sa tutto, ognuno sa qualcosa”. L’intelligenza collettiva è una “struttura che connette” «saperi» dispersi ovunque (anche dove meno te l’aspetti), riuscendo a scovarli, catalizzarli, valorizzarli e finalizzarli. Open Space Technology (OST) è un metodo che riesce a integrare con equilibrio la libera espressione, la dimensione informale del dialogo e la valorizzazione dell’intelligenza collettiva come risorsa educativa.
L’Open Space Technology nella formazione. Messo a punto negli anni ’80 del secolo scorso da Harrison Owen, la metodologia OST ha supportato una grande quantità di progettazioni sociali in molte parti del mondo, chiamando in causa e facilitando l’espressione di una variegata ed eterogenea pluralità di soggetti su questioni d’interesse comune. Pur essendo nato per stimolare la partecipazione attiva su temi di progettazione, l’OST può essere adattato anche a finalità prevalentemente formative, a patto di integrare alcuni accorgimenti specifici. Può, ad esempio, essere un valido strumento integrativo a modalità più tradizionali, soprattutto per favorire processi di cooperative learning e interventi sul campo, ma soprattutto per facilitare la rielaborazione e la presa di consapevolezza intorno a questioni complesse. La cura del contesto è un ingrediente essenziale, in grado di contribuire a rendere piacevole e facilitato l’incontro tra le persone. Il metodo OST si dimostra funzionale con gruppi di dimensioni molto variabili, che possono andare da poche decine fino a diverse centinaia di partecipanti. Nei contesti formativi, tuttavia, viene solitamente applicata con numeri più contenuti, pur richiedendo la stessa attenzione nella scelta e nella cura dello spazio. La location ideale prevede un ampio salone flessibile che permetta disposizioni circolari durante le sessioni plenarie e includa spazi aggiuntivi o aree separate per i gruppi di conversazione.
L’organizzazione circolare delle sedie è fondamentale: comunica parità tra i partecipanti e favorisce il riconoscimento reciproco e la creazione di relazioni. In una delle pareti della stanza centrale è prevista una bacheca, ampiamente visibile e facilmente accessibile, sulla quale poter affiggere cartoncini e post-it. Al suo fianco viene posizionata una matrice spazio-temporale: un pannello che potremo realizzare con alcuni post-it e una tabella a doppia entrata. Nello spazio circolare all’interno delle sedie si posizionano (a terra o su piccoli tavolini) fogli di carta e un buon numero di pennarelli colorati.
I quattro principi e l’unica legge. L’OST prevede diverse fasi di realizzazione: prende il via in plenaria, nel salone più grande, per poi organizzarsi in gruppi di discussione simultanei, originati attraverso un processo partecipativo di seguito approfondito. Il percorso è animato da quattro principi che rappresentano la cornice di senso e di azione dell’intero metodo.
- Chiunque venga, è la persona giusta. Il primo principio sottolinea un aspetto solo in apparenza scontato, ma in realtà decisivo per il buon esito dell’incontro: i partecipanti sono esattamente quelli che, in quel preciso momento, si trovano nella stanza. Durante l’OST, l’attenzione deve essere rivolta unicamente alle persone presenti, perché saranno loro a determinare i contenuti, le dinamiche e i risultati dell’incontro.
- Qualsiasi cosa accada è l’unica che poteva accadere. Rispetto al tema discusso e al lavoro svolto il risultato che si otterrà è l’unico risultato possibile. Le sinergie e gli effetti che possono nascere dall’incontro di “quelle” persone in “quel” preciso tempo sono imprevedibili ed irripetibili, per questo chi conduce un OST deve rinunciare fin da subito ad avere il controllo della situazione.
- In qualsiasi momento cominci, è il momento giusto. Pur essendo necessario stabilire un inizio e una fine, i processi di apprendimento nei gruppi non si lasciano ingabbiare in schemi temporali rigidi. Una pausa imposta, ad esempio, può interrompere un confronto ancora vivo, facendo sfumare intuizioni o informazioni preziose per il progetto.
- Quando è finita è finita. Se in alcune occasioni servirebbe più tempo per approfondire un tema altre volte accade il contrario. Se ad esempio si hanno a disposizione due ore per trattare un certo argomento, ma la discussione si esaurisce più velocemente del previsto, è inutile continuare a ripetersi, molto meglio dedicare il nostro tempo ad altro.ì
L’unica legge che accompagna il metodo è la cosiddetta “legge dei due piedi”. Questa curiosa denominazione intende sollecitare tutti i partecipanti ad un atteggiamento libero, responsabile e costruttivo.
Il testo completo è all’interno del volume Formazione ibrida. Metodi e strategie per una nuova educazione degli adulti