PREPARARE UN DELIZIOSO COUSCOUS: IL DIVENIRE RELAZIONALE MULTIMODALE NELL’EDUCAZIONE DEGLI ADULTI
Una strategia di molteplicità autorizza il disorientamento e la giocosità. Muovendomi tra lingue e contesti, culturali e professionali, incarno un mix nomade. Un delizioso couscous
CITAZIONE: Del Negro, G. (2025). Making a Delicious Couscous: Multimodal relational becoming in adult education. In Fahy, C., Gravani, M. N., O’Brien, S., Zarifis, G. K. (eds.) Understanding the Experiences of Adult Educators. Narrative Lessons for Professional Knowledge, Values and Practice(pp. 105-119). Routledge.
Che fai? Quando incontro qualcuno di nuovo, arriva sempre il momento in cui mi viene posta la domanda: di cosa ti occupi esattamente? Preferisco non fornire una definizione monolitica e rassicurante, ma ricorrere a questa metafora:
“Lavoro nel campo dell’educazione degli adulti con un approccio “couscous”, ovvero combino diverse attività, passando da un contesto all’altro e da un ruolo all’altro: formatrice per lo sviluppo di comunità, valutatrice di progetti sociali e educativi, project manager e coordinatrice di rete. Sono una counselor sistemica relazionale, e nel tempo libero scrivo e mi occupo di progetti di ricerca performativa femminista che esplorano la multimodalità per aiutare gli individui e le comunità frammentate a sviluppare un senso di sé e/o di appartenenza”.
Beh, questo è quello che penso. Quello che dico di solito è che sono consulente nel sociale!! In questo capitolo rifletto su – come i percorsi personali e professionali siano intrecciati, su – come una pedagogista “nomade” “diventa” tra contesti culturali e professionali, e su – l’immaginazione relazionale multimodale come strategia sistemica per esplorare mondi possibili… e divertirsi!
Rifugi temporanei. Vorrei riflettere in particolare su come interpreto lo sviluppo di comunità. Si tratta di un lavoro freelance svolto in équipe multiprofessionali con sociologi, psicologi, artisti, terapisti, politologi. Gli argomenti trattati spaziano dall’istruzione al welfare, dalla promozione della salute, alle RSA, all’insegnamento dell’italiano L2 a scuola, alla rigenerazione urbana e rurale, alle biblioteche di prossimità, agli stereotipi di genere, ai giovani, alla difesa dei diritti LGBT+ e altro ancora. In tutti questi contesti, creo rifugi temporanei per imparare a vivere e riflettere con gli altri, attingendo ad approcci arts-based come la ricerca cooperativa (Heron 1996; Formenti & West 2018) e l’auto/biografia (Merrill & West 2009). Questi ripari mi forniscono una base “sufficientemente sicura” per andare avanti e oltre, con un orientamento epistemologico, etico e metodologico che celebra la complessità. Vorrei richiamare l’attenzione sull’amicizia e la fiducia, specialmente tra donne diverse. Sul valorizzare altri modi di conoscere (Belenky et al. 1986), sul non sapere e imparare a interagire con ciò che emerge nel processo continuo del divenire, forse, una esperta di sviluppo di comunità. Il racconto intreccia appunti scritti durante un’estate in Sardegna, fotografie, scrittura creativa, vignette di situazioni lavorative.
Foto 1: Spiaggia di Lucaise sull’isola di San Pietro in Sardegna.
Frammentazione. Ho sempre amato le isole. Ogni estate i miei genitori mi portavano in campeggio in Corsica per uno o due mesi. Mia madre era un’insegnante, quindi poteva prendersi delle ferie durante le vacanze scolastiche, che in Italia sono lunghe. Ciò riflette la storia dell’agricoltura e della disoccupazione femminile, poiché tradizionalmente i bambini e le donne aiutavano con il raccolto. Questi sono i miei ricordi più felici dell’infanzia. La vita sembrava scorrere a un ritmo più naturale e i miei genitori erano più rilassati, lontani dalla pressione della città. Le loro diverse storie formative (un operaio senza diploma di scuola superiore e una studentessa universitaria di filosofia di prima generazione diventata insegnante di italiano per stranieri) sull’isola perdevano importanza, mentre il piacere e la curiosità offrivano un linguaggio comune. La posizione di soglia di un’isola mi piace ancora. C’è distinzione ma non separazione, la differenza coesiste con la connessione. Sulle soglie trovo il potenziale per la possibilità che qualcosa possa accadere. L’incontro può generare nuove percezioni, sentimenti, pensieri e relazioni. Dopo il divorzio dei miei genitori, ho studiato un po’ una cosa un po’ l’altra, cercando di mantenere l’equilibrio della mia barca accontentando tutti. Ho iniziato a lavorare in aziende multinazionali, ma mi sentivo vuota.
Andata e ritorno. Ho trascorso un anno viaggiando in India e facendo volontariato nel Sud-Est asiatico, per rompere il circolo vizioso che mi aveva reso una professionista delle risorse umane con desideri inesplorati. Al mio ritorno, ho vinto una borsa di studio per un dottorato di ricerca a Canterbury, nel Regno Unito. La brava ragazza ha iniziato a disimparare a “nascondersi e recitare una parte” ed è diventata più curiosa. Sperimentare identità diverse in Asia e in Europa ha messo in luce questioni relative alla classe sociale, al genere e al colonialismo. Ricordo la cerimonia di laurea nella Cattedrale di Canterbury, quando il mio mentore disse: «I tuoi genitori (timidi) hanno fatto un ottimo lavoro con te!». Immagino che solo allora si siano resi conto che non ero la milanese idealizzata: provengo da una famiglia di immigrati arrivati in città dopo la Seconda Guerra Mondiale. Un vissuto marginale semplice che valorizza il lavoro e l’onestà. Dopo un dottorato in Scienze dell’Educazione in Inghilterra, sono tornata in Italia nel 2018. Gli autisti degli autobus all’aeroporto di Linate facevano battute sessiste. Avevo del lavoro da svolgere e degli alleati da trovare.
Celebrare la molteplicità. Fare ricerca sulle storie professionali degli altri mi ha permesso di dedicare tempo a me stessa e di non affrettarmi a intraprendere una carriera accademica, poiché avevo ancora molto da ricomporre in relazione a me, agli altri e al mondo. Ricordo che dopo la cerimonia di dottorato, seduta in un pub, ho pensato: “Sono piena di idee e priva di fondamenta”. Desideravo dare un senso e occuparmi della frammentazione in cui ero diventata adulta. La strategia che ho adottato è quella della molteplicità: il couscous! Faccio più di una cosa e le assaporo tutte in modo personale. Nell’insieme, il mix accoglie tutto, così com’è. Il rigore sta nella dedizione, nella ricerca della coerenza, nel processo. Tornata a Milano, per alcuni anni ho lasciato l’università per cercare un ambiente professionale in cui potessi sentirmi utile nel sostenere la crescita individuale e collettiva. Ho trovato un’opportunità nella consulenza per lo sviluppo di comunità.
Femminismo. Nel corso del tempo, ho trovato alcune idee su cui basare la mia azione. Una di queste è il femminismo. Come movimento politico per l’emancipazione sociale, mi ha insegnato a dare valore all’amicizia. Per me questo significa rispettare e sostenere gli altri, collaborare, costruire fiducia, abbracciare la giocosità e dare valore ai sentimenti e al piacere come elementi chiave per l’apprendimento.
Una storia. Nel lavoro comunitario, l’uso di una varietà di materiali creativi stimola conversazioni più intelligenti. In un caso, la partecipazione a un world café tra alcune consulte di quartiere, con la tecnica del collage, ha generato una conversazione irriverente sul parco locale, accogliendo voci che prima non venivano ascoltate (di solito parlano sempre le stesse persone). Il collage ha contribuito a rafforzare le dimensioni immaginative ed ecologiche del progetto – ha fatto emergere la dimensione estetica, percettiva, affettiva del vivere un luogo. Attraverso questo processo sono stati legittimati ulteriori “modi di conoscere”. La capacità di dialogo acquisita ha generato uno scambio più efficace durante il secondo world café. In seguito, alcuni cittadini attivi hanno redatto un rapporto di propria iniziativa, corredato di immagini del parco. Ora i leader dell’ente locale, che in passato spesso lamentavano la riluttanza dei cittadini a partecipare, si stanno adattando ad accogliere iniziative di collaborazione dal basso. I linguaggi dell’arte, le immagini, la manualità, la poesia, sono trasformativi perché nutrono l’ascolto e la creatività.
Coda. Oggi posso raccontare una nuova storia sulla frammentazione. Una strategia di molteplicità autorizza il disorientamento e la giocosità. Affrontare la sfida di stare “sulla soglia” può rivelarsi un viaggio ricco di scoperte.
Per il capitolo completo vai al sito dell’editore Routledge.
Riferimenti
Belenky, M.F., Clinchy, B.M., Goldberger, N.R. and Tarule, J.M. (1986). Women’s ways of knowing: the development of self, voice and mind. Reprint, New York: Basic Books, 1997.
Formenti, L., & West, L. (2018). Transforming perspectives in lifelong learning and adult education: A dialogue. London: Palgrave Macmillan.
Heron, J. (1996). Co-operative inquiry: research into the human condition. London: Sage.
Merrill, B., & West, L. (2009). Using biographical methods in social research. London: Sage.
