NARRARE INSIEME SCENARI POSSIBILI DI COMUNITA’
Come quasi tutti i metodi collaborativi, anche il Future Workshop (o Future Lab) nasce dal desiderio di promuovere cambiamenti sociali partecipati
Citazione: Ripamonti & Boniforti (2025), Narrare insieme scenari possibili di comunità, in “Animazione Sociale”. N. 379-2025
Sono diverse le metodologie di lavoro sociale di comunità che contribuiscono a generare visioni su futuri ipotetici, alcune delle quali abbiamo già avuto modo di presentarle[1]. La tendenza all’accelerazione sociale governa il ritmo di vita di gran parte delle persone, un fenomeno che pervade tutti gli ambiti della vita e abbrevia la stabilità e la durata delle strutture sociali: dalla famiglia al lavoro, dalla scuola al tempo, dall’economia alla politica. All’interno di questa «stasi frenetica», come l’ha definita il sociologo Hartmut Rosa, siamo tutti costretti a pensare e ad agire in maniera veloce, svuotando i processi di elaborazione e di decisione dalla loro profondità ed efficacia. Una condizione di vera e propria «cronofrenia», in cui il tempo si ripiega su sè tempo su stesso e il futuro perde prospettiva e di svuota di senso[2]. Immaginare e desiderare diventano attività appassionanti per qualcuno ma faticose per altri. In questo scenario claustrofobico il tempo diventa uno dei beni più preziosi da curare e salvaguardare e la sfida odierna quella di recuperare uno spazio in cui narrare il senso personale e collettivo, riguadagnando così uno dei legami più ancestrali che l’umanità ha custodito e trasmesso per millenni: la capacità di aspirare e il desiderio di collettività.
Il potere delle narrazioni nello stimolare il cambiamento sociale è stato indagato da molte discipline e da svariati autori. Le narrazioni condivise sono la sostanza che circonda il nostro mondo sociale e sono capaci di alimentare il senso psicologico di una comunità non solo attraverso il canale verbale, ma anche grazie ad immagini e simboli, non sempre evidenti, spesso accettate implicitamente nella vita quotidiana. Nel contesto contemporaneo molti riti e pratiche sociali rischiano di sbiadirsi nel frenetico fluire delle abitudini, con il rischio di perdere il loro potere coesivo. Eppure, come dimostra molta ricerca in psicologia di comunità, la consapevolezza critica, intesa come capacità di analisi di un contesto sociopolitico, rappresenta proprio uno degli ingredienti imprescindibili per sviluppare empowerment sociale. Perciò se da un lato affinare la percezione dei problemi diventa essenziale nella promozione di pratiche svolte a generare cambiamento sociale, dall’altra è sempre più necessario individuare strumenti che non solo conservino o sviluppino questa consapevolezza, ma che offrano la possibilità di ricostruire appartenenza. Ricostruire una narrativa di comunità significa quindi restituire senso alle relazioni che, grazie ad un racconto collettivo, manifestano visibilmente e in un preciso momento, il legame con le loro origini, il potenziale presente e la loro ipotetica evoluzione. Quanto i racconti sono in grado di trasformare le persone? Sono diversi i contributi in letteratura che avvalorano il potere delle storie nell’influenzare il comportamento umano. Nel suo The science of storytelling Will Storr si avvale di molte ricerche recenti per mostrare il trasporto narrativo ispiri i nostri atteggiamenti e le nostre intenzioni, trasformando le credenze di chi ascolta e motivando la disposizione a compiere un’azione.
A livello individuale possiamo apprezzare la capacità trasformativa delle storie ogni volta che sperimentiamo immersione e rispecchiamento, per la familiarità del tema trattato, l’identificazione con i protagonisti o l’affinità (o il contrasto) con l’ambiente in cui si svolge. Da un certo punto di vista potremmo dire che ognuno di noi rappresenta l’insieme delle storie che ha sentito, amato e raccontato e che le narrazioni proprie e altrui contribuiscano quotidianamente a costruire la nostra stessa identità[3]. Forse le storie non cambieranno il mondo, ma possono contribuire a stimolare nuovi atteggiamenti, punti di vista e rappresentazioni della realtà, più larghe e più vaste. Se create e confrontate nei gruppi e nelle comunità diventano così un potente mezzo per superare l’indifferenza e sviluppare consapevolezza.
E se le narrazioni raccontassero di preoccupazioni e speranze di cambiamento di un periodo non ancora avvenuto? Jerome Bruner ha messo in evidenza come il «pensiero narrativo» contrappone un carattere di canonicità ad uno di possibilità, se nel primo ritroviamo la conferma e il consolidamento della cornice culturale (frame) da cui proveniamo, nel secondo possiamo sperimentare la fuoriuscita dalla cornice e/o un suo rinnovamento[4]. È proprio nella dialettica e nella integrazione tra questi due movimenti che le narrazioni possono mettere in gioco idee e direzioni per la vita delle persone. Quando raccontiamo storie di cambiamento ci imbattiamo in un sentiero complesso, colmo di paradossi e spesso animato dall’ambiguità di proteggere qualcosa di rassicurante, ma che allo stesso tempo sentiamo come problematico e che vorremmo modificare. La narrativa futura che costruiamo con le comunità si situa in un terreno proprio e particolare, in un “orizzonte delle attese”, in una sorta di “futuro presente”.
È l’avvenire che immaginiamo, in una forma non passiva, ma ricca di progetti e emozioni che orienta la nostra motivazione ad agire. Il celebre sociologo Arjun Appadurai sostiene che queste immaginazioni sono il prodotto dell’interazione e co-creazione fra le credenze culturali radicate nel passato e le speranze di trasformazione. Lo strumento narrativo è così il fermento capace di mettere in costante dialogo quotidianità e trasformazione, richiamando l’importanza di mediare questi due caratteri e trovare un racconto capace di restituire senso a nuovi racconti. Anche per Byung-Chul Han le narrazioni sono il tessuto connettivo delle nostre comunità e donano senso al mondo, ma nella società contemporanea risultano quanto mai effimere e inefficaci. Nel suo La crisi della narrazione il sociologo coreano critica la riduzione dello storytelling a pratica pubblicitaria, fortemente influenzata dalla cultura del marketing e vi contrappone la prospettiva della condivisione della vita attraverso la narrazione collettiva.
L’interesse ad incoraggiare interpretazioni pluralistiche dei problemi sociali, tipico dell’approccio di sviluppo di comunità, evoca l’importanza di contesti in cui stimolare l’emersione di punti di vista, a volte fortemente contrapposti. Gli appassionati di letteratura e cinematografia conoscono molto bene il ruolo dei racconti fantascientifici nell’incoraggiare la riflessione attorno alla proiezione futura dei problemi presenti Nel caso di un’evoluzione negativa ci ritroveremmo ad immaginare scenari distopici (tanto terribili quanto coinvolgenti), nel caso opposto prevarrebbero aspetti utopici (tanto rassicuranti per alcuni che inquietanti per altri). È nella tensione tra questi due poli, potremmo dire metaforicamente tra incubi e sogni, che si genera lo spazio trasformativo e progettuale, dove irrompe il senso di creatività e si rassodano le basi per l’azione radicata nel contesto reale di vita; è questo il setting e il processo proposto dal metodo del Future Workshop.
Per l’articolo completo (12 pagine) vai al sito della rivista Animazione Sociale 379/2025