APPRENDERE CON I SENSI E CON IL CORPO

Chiara Biasin & Gaia Del Negro

La riflessività rappresenta un tema chiave di particolare attualità, soprattutto in prospettiva personale e nei contesti professionali ed educativi. Usualmente, essa viene interpretata come un processo di revisione critica e razionale di un’esperienza pratica per problematizzarla, apprendere, derivare conoscenza, trasferire significati o per migliorare e condividere la pratica stessa. Una diversa accezione di riflessività emerge quando essa viene declinata in riferimento a un’esperienza embodied, incarnata, percettiva, somato-sen-soriale, motoria, che non solo risiede nel corpo ma che viene raggiunta e realizzata attraverso il corpo. Il presente lavoro vuole discutere del senso del costrutto, recuperandone significati e modalità generative che provengono dallo stretto legame con la dimensione dell’Embodied Cognition e dell’Embodied Learning. Si vuole comprendere il legame tra embodiment e riflessività da un punto di vista (auto)formativo, intrecciandone potenzialità e limiti attraverso per-corsi “non tradizionali” di consapevolezza incarnata rivolti ad adulti/e.

Gli obiettivi sono di tipo epistemologico e formativo. Si intende mostrare come la riflessività possa essere sollecitata anche attraverso dimensioni che mettono in secondo piano il discorso teorico o strumenti di tipo cognitivo e linguistico, per esplorare modalità corporee al fine di potenziare la dimensione riflessiva rispetto a sé e/o alla futura pratica professionale. Si cercherà di capire se e come il legame tra riflessività e embodiment possa esplicitare la sua valenza formativa anche in contesti formali, dove l’apprendimento e le tecniche per sollecitare la riflessività usualmente non passano per la dimensione corporea. Le domande di ricerca a cui si vuole rispondere sono: in che modo la riflessività può essere potenziata utilizzando approcci epistemologici e metodologici che fanno riferimento alla sensazione e al corporeo? Quali potenzialità, limiti e implicazioni ha l’embodiment nello sviluppo delle possibilità del pensiero riflessivo rispetto a sé e/o alla propria pratica professionale? La metodologia dello studio è di tipo qualitativo: viene presentata una ricerca empirica “vissuta”, basata sui processi formativi generati dalla connessione tra riflessività ed embodiment, passando per il corpo come fonte di comunicazione, espressione, relazione. La prospettiva della ricerca integra e combina due quadri epistemologici differenti (quello della ricerca sull’educazione e l’apprendimento degli adulti e quello della pratica del movimento somatico) all’interno di una cornice in-terpretativa dove la dimensione teorica e quella applicativa non sono conse-guenti ma strettamente intrecciate.

Il contributo si sviluppa a partire da un approfondimento concettuale che problematizza il costrutto della riflessività attraverso l’embodiment e la narrazione, fornendo il framework di riferimento. Successivamente, viene presentata la ricerca, realizzata in un contesto universitario con un gruppo di giovani adulti/e sul tema dell’Embodied Learning: è stato richiesto ai partecipanti di realizzare forme narrative incarnate (embodied narratives) di ri-flessione sul/attraverso il corpo, inteso come oggetto di apprendimento e mezzo per un’esperienza di sé. Il successivo paragrafo analizza e discute i dati visuali e testuali raccolti, approfondendo, in particolare, alcune narra-zioni significative rispetto agli obiettivi e alle domande di ricerca dello studio. Le conclusioni evidenziano come la riflessività possa essere sostenuta e sviluppata attraverso pratiche di consapevolezza incarnata che, a partire dal corpo e dai linguaggi “ricchi” dell’esperienza sensoriale, percettiva, corporea, simbolica, permettono alle persone di assumere un punto di vista osservativo e critico rispetto a sè.

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