IMMAGINARE IL CAMBIAMENTO SCOMMETTENDO SUL POSITIVO
Diversi studi mettono in luce il potenziale offerto da pratiche e processi capaci di superare condizioni di incapacità appresa (learned helplessness), generati dalla ripetuta esposizione a situazioni di insuccesso. Rafforzare la percezione di efficacia individuale e collettiva aiuta a valorizzare risorse, attitudini, competenze presenti in una determinata situazione, promuovendo il benessere personale e comunitario. L’apprezzamento e la valutazione positiva facilitano l’elaborazione di strategie per affrontare situazioni problematiche. Nell’articolo si presenta la metodologia Appreciative Inquiry come una ricerca, svolta in modo cooperativo e coevolutivo, di ciò che vi è di meglio nelle persone, nelle loro organizzazioni e nel mondo intorno a loro, basandosi su principi per liberare la creatività, la conoscenza e lo spirito di convergenza verso uno scopo comune.
Desiderare, sognare, cambiare. La storia umana è disseminata di appassionanti racconti di persone, gruppi e comunità che hanno scommesso sulla costruzione di spazi di dialogo, animati dal desiderio di trasformare le proprie condizioni di vita attraverso nuove narrazioni. La capacità di dare forma all’inesistente, a situazioni alternative e non ancora realizzate, è diventata per molti un motivo di riscatto e di emancipazione Un’opportunità nutrita dal desiderio di creare discontinuità con situazioni frustanti, motivata dall’intento di superarle, aprendosi a nuovi stili di vita.
Sono diverse le metodologie di lavoro sociale che hanno preso forma da questo moto generativo e si sono cimentate con la progettazione di scenari futuri.
In questo appuntamento proponiamo Appreciative Inquiry, uno strumento che ha ispirato diversi gruppi, organizzazioni e comunità locali, animate dal desiderio di dare forma al cambiamento sociale.
Il diritto ad immaginare. Ripiegate attorno al mito dell’immediatezza e della velocità le società contemporanee hanno quantomai bisogno di spazi e momenti dove poter allenare le proprie capacità di prevedere. L’antropologo Arjun Appadurai sottolinea l’importanza di supportare la costruzione di ambienti in grado di legittimare le aspirazioni delle persone e delle comunità, affrontando e scongiurando la riduzione della diversità e l’impoverimento degli scenari di vita. All’interno di questa prospettiva risulta fondamentale accogliere e coltivare ogni possibile visione del mondo sociale, garantendo a tutti i soggetti un proprio spazio creativo. È necessario cioè un ambiente politico, sociale e culturale dove le persone siano abituate a sperare, poiché è da questo attività che discendono le diverse immagini future, così come la spinta e la possibilità di mettere in moto il cambiamento.
Un processo che non ha ambizioni probabilistiche, ma che si concentra sul valore della vita delle persone e delle relazioni: sul diritto degli esseri umani ad immaginare. Accanto alla capacità previsionale è proprio l’immaginazione a tessere un futuro ipotetico e a renderlo “pensabile”. Attraverso approcci di tipo dialogico al sociale e al sanitario i finlandesi Tom Arnkil e Jaakko Seikkula ci invitano a riflettere sul potente contributo offerto dalle rappresentazioni future dalle persone, soprattutto nelle occasioni in cui le vie di azione e le speranze di cambiamento appaiono più ristrette. L’ascolto reciproco di preoccupazioni, desideri e intenzioni può quindi diventare una straordinaria esperienza formativa, di empowerment personale e collettivo, spalancando la strada a nuove consapevolezze e motivazioni.
L’azione stessa di immaginare diventa uno strumento per aprire la breccia del conformismo e della rassegnazione, per intravvedere alternative a narrazioni statiche o rinunciatarie, in particolar modo quando l’insoddisfazione e la percezione di fallimento sono più opprimenti.
Anche Hanna Arendt pone la sua attenzione al potere creativo dell’immaginazione, capace di “rendere presente ciò che è assente per i sensi” e di aiutare a prendere le distanze dalle nostre condizioni soggettive e parziali.
Da questa angolatura visuale l’immaginazione è quello strumento che ci stimola a “vedere le cose nella giusta prospettiva, che ci dà la forza sufficiente per porre ciò che è troppo vicino a una distanza tale da poterlo vedere e comprendere senza distorsioni e pregiudizi” . Ne scaturisce la cruciale funzione evolutiva dell’immaginazione umana, un’esperienza che c’insegna a crescere, a fare i conti con l’ansia e il terrore dell’ignoto: un futuro ancora da scrivere, ma che potrà ispirarsi alla vita passata e presente, alle aspirazioni e preoccupazioni, che richiederanno di essere legittimate e trasformate in un processo collettivo in grado di restituire senso e nuovi significati.
L’opportunità di concentrarsi sul valore positivo. Ad arricchire il disegno immaginativo di un soggetto sociale concorre un ulteriore ingrediente: la concentrazione sui nuclei esperienziali positivi. Sia la ricerca che la pratica sul campo mostrano quanto i problemi rischiano di arenarsi e di attorcigliarsi in una spirale di progressiva negatività. Sono i casi in cui la scena sociale (associazione, organizzazione, quartiere) è popolata da racconti di estenuanti fallimenti e da protagonisti affaticati, che hanno sperimentato un senso di scoraggiamento e frustrazione. In questi contesti il gesto stesso di ripartire dall’analisi dei problemi espone al rischio del circolo vizioso “sfiducia-incapacità”, riportando i soggetti a viversi in una condizione di dis-empowerment. Diversi studi pedagogici e psicologici mettono in luce il potenziale offerto da pratiche e processi capaci di superare questa condizione di learned helplessness, ossia di incapacità appresa dalla ripetuta esposizione a situazioni di insuccesso. Rafforzare la percezione di efficacia individuale e collettiva aiuta a valorizzare risorse, attitudini, competenze presenti in una determinata situazione, promuovendo il benessere personale e comunitario.
L’apprezzamento e la valutazione positiva facilitano l’elaborazione di strategie per affrontare situazioni problematiche. Gli individui che hanno l’opportunità di riflettere sulle occasioni di impegno soddisfacente sperimentano cioè una varietà di emozioni positive che ne rinforza la percezione di autoefficacia e la motivazione al cambiamento.
Per l’articolo completo (12 pagine) vai al sito della rivista Animazione Sociale 329-6/2019