L’ATTIVAZIONE SOCIALE SU BASE COMUNITARIA

Ennio Ripamonti
Editore: SUPSI

Una metodologia per promuovere il benessere della comunità e la coesione sociale territoriale 


Citazione: Ripamonti E.  (2026), L’attivazione sociale su base comunitaria,  Ed. Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana, Repubblica e Stato del Canton Ticino (CH)


 

Lo straordinario incremento della longevità rappresenta un fenomeno inedito nella storia umana, con un impatto rilevante sul versale sociale, sanitario, economico e culturale. La Svizzera si colloca tra i paesi europei con la più alta speranza di vita e il Canton Ticino fra i territori dove l’invecchiamento è più marcato. Il fenomeno mostra più volti. Se da un lato aumenta considerevolmente la quantità di cittadine e cittadini che possono godere di una vita più lunga in buone condizioni di salute, dall’altra cresce l’esigenza di policy e servizi capaci di rispondere a nuovi bisogni di cura, assistenza e sostegno.

L’invecchiamento della popolazione non rappresenta una questione puramente statistica, ma una trasformazione profonda che tocca ogni aspetto della vita collettiva. Per quanto strutturale e irreversibile non significa che si tratti di un fenomeno uniforme, tutt’altro. Anche in un contesto geografico relativamente piccolo come il Canton Ticino l’eterogeneità degli anziani è ben visibile, per età, genere, istruzione, percorsi professionali, livello di reddito, nazionalità, esperienze migratorie, salute, benessere e altro ancora. Per cogliere appieno l’esperienza sociale dell’invecchiamento contemporaneo va inoltre considerato il rilevante processo storico di nuclearizzazione delle famiglie, un dato quanto mai rilevante per il Ticino, tra i cantoni svizzeri con il più basso numero medio di componenti per famiglia e la più alta percentuale di single, in larga parte anziani (Cavalli & Corna, 2020; USTAT, 2025).

Se da un lato questi cambiamenti sono correlati a importanti conquiste in termine di qualità della vita (autonomia, indipendenza, libertà, benessere, sicurezza, privacy) dall’altro lato contribuiscono alla crescita di isolamento sociale e solitudine, fenomeni altamente impattanti sulla salute e il benessere, soprattutto in età avanzata. In un recente report di respiro internazionale l’Organizzazione Mondiale della Sanità invita a dotarsi di strategie di contrasto alla solitudine e all’isolamento attraverso politiche e programmi che promuovano la connessione sociale (social connection) lungo il corso della vita, un fattore protettivo fondamentale, in grado di mitigare il rischio di problemi di salute gravi, tutelare la salute mentale, prevenire le morti premature e rinforzare il tessuto sociale, contribuendo a rendere le comunità più sane, più sicure e più prospere (WHO, 2025).

All’interno di questa cornice sono molte e diverse le iniziative pubbliche cantonali che, nell’arco dell’ultimo ventennio, hanno cercato di rispondere alle esigenze poste dall’invecchiamento, con una serie di prestazioni quali, ad esempio, l’assistenza e la cura a domicilio, i servizi di appoggio tra cui i Centri Diurni Socio-Assistenziali (CDSA). L’azione di questa rete di servizi e progetti si è dimostrata molto efficace nel rispondere a domande di aiuto e sostegno individualizzate attraverso percorsi di presa in carico personalizzate. Per quanto importante, però, questa filiera di interventi mostra i suoi limiti quando si tratta di contrastare e prevenire l’impatto della disconnessione sociale (social disconnection) ad un livello più vasto, dato che isolamento e solitudine impattano la salute e il benessere di una fascia sempre più rilevante della popolazione anziana.

Alla luce di queste considerazioni in anni recenti si è deciso di avviare in Ticino la sperimentazione di una serie di programmi di attivazione sociale su base comunitaria che fossero in grado di generare impatti positivi sulla qualità della vita delle persone anziane su scala più vasta, di quartiere e/o di paese. Per la messa a punto teorica, metodologica e tecnica di questi programmi ci si è primariamente ispirati all’esperienza Quartiers Solidaires, un modello di intervento sviluppata a partire dal 2003 da Pro Senectute Vaud e Leenaards Foundation a Lausanne e via via adattato al contesto ticinese con il contributo fondamentale del personale di Associazione Ticinese Terza Età (ATTE)[1] e Fondazione Pro Senectute Ticino e Moesano[2].

La sperimentazione condotta sul campo dal personale delle due organizzazioni ha consentito di affinare i modelli di intervento, strategie e azioni sulla base delle specificità offerte, di volta in volta, dai differenti contesti locali. Ne scaturisce un modello originale che integra, e per certi versi ibrida, principi e strumenti che derivano da diverse tradizioni culturali: l’animazione socioculturale francese e svizzera, lo sviluppo comunitario di scuola anglosassone e il lavoro sociale di comunità italiano. Il presente testo ha lo scopo di sistematizzare su un piano teorico e metodologico l’esperienza dei programmi di attivazione sociale ticinesi descrivendone in modo sintetico le basi concettuali, i principi cardine, le fasi di sviluppo e gli strumenti operativi. Il documento ha l’ambizione di fornire una descrizione chiara dell’approccio che caratterizza l’attivazione sociale, in modo da integrare le attività di cura e assistenza individuale con una strategia di sviluppo comunitario in grado di mitigare i fattori di rischio e rinforzare i fattori di protezione, nella prospettiva di una migliore qualità di vita delle generazioni over65.

Il testo completo è scaricabile QUI 

[1] www.atte.ch

[2] www.ti.prosenectute.ch